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Un poeta tendasco: GIOVANNI BATTISTA COTTA, vedi 

chi vendeva i giornali

a Tenda

 prima e dopo

il "rattachement" ?

una raccolta di cartoline di Tenda  italiana

presenze italiane a Tenda

(nel 2005)

VIDEO "LA SETTIMANA INCOM" DEL 1947     

un film del 1943 girato a Tenda

trecento

ATTESTATO DI BENEMERENZA rilasciato alla Sig.ra Baldo Agnese ved. Tribbioli e al figlio Giorgio

 

ALTRI ALLEGATI:                                                          

Statuti municipali della Magnifica Comunità di Tenda prima latini hora volgarizzati...,

                                    in Torino, appresso Gio.Antonio Seghino, 1621.

Giacomo Spinelli (1637-1710) , inaugurazione del monumento a Briga

Goffredo Casalis, "Dizionario geografico, storico, statistico, commerciale degli stati di S. M.  

                                   il Re di Sardegna".

BRIGA CONFINI di Fabio Ratto Trabucco prima parte

BRIGA CONFINI   

Fabio Ratto Trabucco

Il prof. Fabio Ratto Trabucco, dottore di ricerca in Diritto Pubblico presso l’Università di Genova, Dipartimento di Ricerche Europee, ha presentato questo studio sulla cessione di Briga eTenda alla Francia in una sua conferenza tenuta a Grimaldi il 12 agosto 2006 nel ciclo di incontri culturali a cura del prof. Enzo Barnabà, presso la sede della Socetà Operaia di Mutuo Soccorso, che riteniamo interessante per i nostri lettori. Per limiti di spazio a disposizione, possiamo pubblicarne soltanto una prima parte. Ci proponiamo comunque di completarne la presentazione nel prossimo numero della rivista, La cessione di Briga e Tenda alla Francia: aspetti storico-giuridici con riguardo alla tutela della minoranza etno-linguistica brigasca

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SOMMARIO: 1. Gli accordi con la Francia dopo la seconda guerra mondiale. – 2. Il corso degli eventi in Val Roja nel 1945-1947. – 3. Il trattato di pace e la presa di possesso francese. – 4. La cessione e le relazioni italofrancesi. – 5. Le iniziative dei filoitaliani ed il mancato appoggio governativo. – 6. Le vicende più recenti legate alle problematiche scaturite dal nuovo confine. – 7. La tutela della minoranza etno-linguistica brigasca. 1. Gli accordi con la Francia dopo la seconda guerra mondiale L’annessione francese dei territori dell’Alta Val Roja di Briga e Tenda, operata con il Trattato di pace di Parigi del 1947, costituisce sicuramente uno degli aspetti meno analizzati dagli storiografi italiani circa le modificazioni territoriali che il secondo conflitto mondiale produsse per il nostro Paese. Infatti, a differenza di quanto è avvenuto oltralpe, in Italia si possono contare non più di qualche monografia sull’argomento (1) ed alcuni articoli su riviste (2).

In Francia, al contrario, la situazione è ben diversa, visto che è molto nutrita la bibliografia sull’annessione di Briga e Tenda (3) o meglio su quello che i francesi hanno sempre definito come un rattachement e quindi una sorta di mero ricongiungimento territoriale alla legittima madrepatria (4). L’evento decisivo al riguardo si consumò esattamente alle ore undici del 10 febbraio 1947 quando, dopo diciassette mesi di trattative, l’ambasciatore Antonio Meli Lupi di Soragna – plenipotenziario del Governo italiano (5) – sot toscriveva a Parigi, nel salone dell’Orolo gio al Quai d’Orsay, una pace che imponeva all’Italia, oltre alla perdita dei territori coloniali, la cessione dell’Istria, Fiume, Zara e delle isole adriatiche all’ex-Jugoslavia, nonché degli abitati di Briga e Tenda, oltre a vari ritocchi confinari in corrispondenza dei valichi del Moncenisio, del Monginevro e del Piccolo San Bernardo, a favore della Francia (6). A quel punto, l’Assemblea Costituente non poté fare a meno di approvare il Trat tato, salvo rivendicare un suo diritto alla revisione e, dopo una discussione durata non più di una settimana, il 31 luglio 1947 ne autorizzò la ratifi- ca con ampia maggioranza (7) attraverso la Legge 2 agosto 1947, n. 811 (8), contenente la seguente formula: “Il Governo della Repubblica è autorizzato a ratificare il Trattato di Pace fra le Potenze Alleate ed Associate e l’Italia, firmato a Parigi il 10 febbraio 1947, condizionando la ratifica dell’Italia a quella di tutte le Potenze menzionate nell’art. 90 del detto Trattato” (9). Quindi, dopo la deliberazione del Consiglio dei Ministri, assunta nella seduta del 1° settembre 1947, il Capo Provvisorio dello Stato, Enrico De Nicola, provvide il 6 settembre alla formale ratifica del Trattato (10), che ebbe piena ed intera esecuzione dal 16 settembre 1947 attraverso il Decreto Legislativo del Capo Provvisorio dello Stato, 28 novembre 1947, n. 1430 (11). Con questa decisione la Francia ottenne la sovranità, a partire dal 16 settem bre 1947 (12), di alcuni territori italiani situati tra Liguria e Piemonte – territori, peraltro, occorre sottolinearlo, mai appartenuti a Parigi, se non durante la breve parentesi napoleonica (13) a cavallo fra Sette ed Ottocento – cultural mente e linguisticamente italiani e già facenti parte dell’ex Prefet tura di Nizza, che dal 10 giugno 1860 passò alla Francia per la ferma volontà del Cavour di tener fede agli accordi di Plombières del 20-21 luglio 1858 (14).

La Francia voleva in primo luogo “vendicare” quello che ha sempre definito come il cosiddetto “colpo di pugnale” (coup de poignard), del 10 giugno 1940 quando Mussolini ne decise l’attacco approfittando dell’avvicinarsi della resa con Berlino, ma intendeva anche appropriarsi degli impianti idroelettrici esistenti in Val Roja i quali alimentavano l’intera Liguria. Oltre ad ignorare del tutto la cobelligeranza, nonché il non superfluo concorso dei partigiani italiani alla lotta francese per la liberazione dall’occupazione tedesca (15), venne infatti conside rata lettera morta la promessa del generale De Gaul le, fatta a suo tempo, di non porre rivendi cazioni territoriali nei confronti dell’Italia (16). Infatti, sin dall’ottobre 1944 il Governo francese aveva dichiarato nullo l’armistizio di Villa Incisa del 24 giugno 1940 (17) e ripristinato lo stato di guerra con l’Italia. Tutto ciò superando altresì lo spirito dei precedenti “patti di Saretto”, in Valle Maira, siglati il 30 maggio 1944 tra il delegato del CLN per il Piemonte, Dante Livio Bianco, ed il capo della Regione 2 del Movimento Unito di Resistenza francese, Max Juvenal, i quali erano fondati sulla necessità di una riconciliazione italo-francese (18) nel quadro di una costituenda federazione europea. 2. Il corso degli eventi in Val Roja nel 1945-1947 A seguito della dichiarazione di guerra alla Francia del 10 giugno 1940, seguì l’occupazione, sino all’ottobre 1943, della Val Roja e di Mentone, nonché dal novembre 1942 anche di Nizza. Peraltro, l’occupazione non fu mai formalizzata in annessione, rinviando il tutto al momento della pace. In particolare da parte francese, oltre al “colpo di pugnale” in sé del 10 giugno 1940, con l’attacco sferrato ad una Francia ormai in ginocchio di fronte alla soverchiante potenza tedesca, si lamentò anche il cd. “sacco di Mentone” dello stesso anno quando la città della Costa Azzurra venne messa a ferro e fuoco dalle truppe italiane. Ma sul tema della fugace occupazione italiana del Niz zardo esistono studi limitati dalla lacunosità del materiale d’archivio (19), in buona parte andato perduto con gli eventi bellici. Giova qui ulteriormente precisare che, dopo essere stati sgomberati dai tedeschi che fecero saltare molte opere stradali e ferroviarie della zona, i Comuni di Tenda e di Briga Marittima furono occupati il 27 aprile 1945 da truppe nordafricane francesi (i cd. “tiratori algerini”) comandate dal colonnello alsaziano Widerspach, le quali erano scon- finate sul territorio italiano spingendosi fino a Borgo San Dalmazzo, mentre più a nord la stessa sorte toccò anche anche all’intera Valle d’Aosta (20). Infatti, inizialmente i francesi intendevano annettersi i borghi dell’ex Contea di Nizza rimasti all’Italia dopo il pilotato plebiscito di cessione del 15 aprile 1860 (21) nonché la stessa Valle d’Aosta, visto l’ordine che, come ebbe modo di precisare il generale Doyen, giunse dallo stesso De Gaulle. A questo riguardo però, il Presidente statunitense Truman, dopo pressioni dell’ambasciatore italiano a Washington, Tarchiani, fu piuttosto sbrigativo, in quanto l’operazione di Parigi poteva essere letta come una sorta di ricatto gollista che gli Alleati avrebbero ripagato con la stessa moneta. Così, il 7 luglio 1945, inviò una sorta di ultimatum allo statista francese informandolo che in caso di mancato ritiro dai territori italiani tutti i rifornimenti americani alla Francia sarebbero stati immediatamente sospesi. De Gaulle fu così costretto a cedere ordinando lo sgombero delle truppe che avvenne il 10 luglio successivo, dopo 75 giorni di occupazione francese, dovendo poi limitarsi ad esigere dall’Italia, in sede di conferenza di pace, solamente il possesso dei crinali delle vette alpine in modo da detenere gli accessi alle vallate piemontesi nonché l’Alta Val Roja con Briga e Tenda. Ad Aosta ricordiamo che furono effettivamente creati dei comitati che avrebbero dovuto, sotto la spinta del governo francese, chiedere l’annessione alla Francia (22) ma la Valle fu salvata non solo dal brusco intervento degli americani con il Presidente Truman che pose il suo veto, ma anche dall’esistenza di una élite risorgimentale (si ricordano i Passerini d’Entrèves e Federico Chabod) a cui non piaceva certo finire nelle mani di Parigi (23) magari inglobati nel Dipartimento della Savoia. Subito dopo il Governo italiano giocò d’anticipo con la concessione dell’autonomia alla regione. A Briga e Tenda a seguito dell’occupazione francese le vecchie amministrazioni italiane appena insediate furono soppiantate da un Comitato di rattachement alla Francia – costituito a Nizza sin dal 1942 da nizzardi e da oriundi brigaschi, quindi soggetti che in buona parte non avevano alcun collegamento con la Valle (24), che portò all’attenzione dello stesso De Gaulle il problema dell’annessione della Val Roja (25) – e dopo soli due giorni, il 29 aprile 1945, fu addirittura indetto un plebiscito – del tutto discutibile viste le modalità di esecuzione con voto palese ed impossibilità fattuale di pronunciarsi a favore dell’Italia (26) – volto a sospingere l’intera popolazione ad approvare l’annessione di Briga e Tenda alla Francia (27) e porre la comunità internazionale dinanzi ad un’inequivocabile volontà di autodeterminazione popolare (28) da assecondare in sede di trattative di pace.

(continua nel prossimo numero)

 

1) I lavori monografici sull’argomento sono: BELTRUTTI G., Tra due frontiere: “Tenda”, Tenda, 1947; FINI M., Nilla Gismondi, una vita per difendere il diritto di essere italiani: memo rie e documenti, Milano, 1987; UGO G., Il confine italo-francese: storia di una frontiera, Milano, 1989; GIOVANA M., Frontiere, naziona lismi e realtà locali: Briga e Tenda (1945 -1947), Torino, 1997, nonché le tesi di laurea inedite di ROVERO M., Le questioni di confine con la Francia alla fine dell’ultima guerra, Università di Torino, Facoltà di Giurisprudenza, rel. Passerini d’Entrèves, 1961 e di ASTRE G., Il problema della frontiera a Briga e Tenda, 1944-1947, Università di Torino, Facoltà di Magistero, rel. Perona, 1992. Approfondimenti sulle vicende di Briga e Tenda sono contenuti in: TAMARO A., La condanna dell’Italia nel trattato di pace, Bologna, 1952, 177-179, 304-306; RUFFI A., Armonie, Torino, 1961, 51-86; LOMBARDI G., Pipe e soldati, Cuneo, 1965, 209-236; VIGNOLI G., I territori italofoni non appartenenti alla Repubblica italiana, Milano, 1997, 111-116; ib., Gli italiani dimenticati, Milano, 2000, 105-116; MOLA A.A., Storia di Cuneo: 1700-2000. Terra di frontiera ed Europa, Savigliano, 2001, 531-532, 583-584, 594-598. Ripercorre le tappe della storia locale senza però toccare le vicende della cessione del 1947 il lavoro di BELTRUTTI G., Briga e Tenda: storia antica e recente, Bologna, 1954 (tradotto a Breil-sur-Roya nel 1988 con il titolo Tende et La Brigue).

2)  In particolare si vedano i saggi di: ALDUS, La rettifica della frontiera italo-francese, in “Rivista di studi politici internazionali”, 1962, 4, 515-532; ASTRE G., Il “Comité de rattachement de Tende et de La Brigue à la France”, in PERONA G. (cur.), Gli italiani in Francia 1938-1946, Milano, 1994, 242-244; VIGNOLI G., L’annessione di Briga e Tenda alla Francia, in “Federalismo & Società”, 1997, 4; HUTTER P., Così, felicemente, perdemmo Briga e Tenda, in “Diario della settimana”, Cuneo, 24-30 settembre 1997, 36-39; GIOVANA M., Il confine della Valle Roya, 29-43 e PANICACCI J.-L., L’opinione pubblica del Nizzardo e la questione della frontiera franco-italiana (1945-1947), 44-74, ambedue in CALANDRI M., CORSERO M. (cur.), Confini contesi. La Repubblica italiana e il Trattato di pace di Parigi (10 febbraio 1947), Torino, 1998; LUCARNO G., L’eredità storica della civiltà occitanico-brigasca e le questioni confinarie italo-francesi, in “A Vaštéra”, 2002/2003, 27-34 e 2003, 30-37; RATTO TRABUCCO F., La propaganda dell’italianità in Val Roja nel 1945-1947, in “Il Pensiero di Nizza”, 2005, 9, 5-7.

3)  Da parte francese ricordiamo le monografie di PASTORELLI L., La Brigue au coeur, Nice, 1987, e LAPELLIER M., Saint Dalmas de Tende et Tende, Nice, 1989, nonché la tesi di laurea inedita di HÉRAUD P., Tende, La Brigue et les territoires rattachés aux Alpes- Maritimes par le traité de Paris, Ecole National d’Administration, Nice, 1948. Tra gli articoli si segnalano: PASCHETTA V., Quelques faits inédits et vécus concernant l’Histoire de la frontière des hautes vallées niçoises (1942-1945), in «Nice historique. Organe official de l’Académie nissarda», 1975, 40 ; ALBERTI V., La “longue marche” des brigasques et tendasques: un temoignage, in “Le Haut-Pays. Journal de la Roja-Bevera”, 1987, 3, 10; GASTAUD B., CABON H., BANAUDO J., La guerre et la création du Comité de rattachement, in “Le Haut-Pays. Journal de la Roja-Bevera”, 1987, 3, 9; BASSO J., Les réactions de l’opinion à l’ègard du rattachement des communes de Tende et de La Brigue, in “Nice Historique”, 1987, 4, 131-140; HILDESHEIMER E., Le traité de paix de 1947 et les territoires rattachés des Alpes Maritimes, in “Nice Historique”, 1987, 4, 103- 113; ISOART P., La rectification de la frontiére et les relations franco-italiennes (1945-1946), in “Nice Historique”, 1987, 4, 105- 127; DE POORTER S., La frontière de 1947 et le partage des biens communaux frontalières. 1947-1963, in AA.VV., Les Alpes Maritimes et la Frontière. 1860 a nos jours, Nice, 1992.

4)  Per quanto i dizionari della lingua francese indichino come sinonimi di rattachement i termini adjonction, annexion e réunion, cfr. in tema REY A., ROBERT P. (cur.), Le Gran Robert de la langue française, Paris, 2001, 1648-1649, nell’interpretazione comune francese è implicita l’accezione di ricongiungimento alla madrepatria. Non a caso, nella sezione storica del sito internet del Comune di La Brigue si afferma che: “Depuis septembre 1947, elle [La Brigue] a effectué son retour à la France”, cfr. http://www. labrigue.fr. Sulla falsariga di ciò, in assenza di uno spazio virtuale del Comune di Tende, nella pagina storica del sito turistico dedicato alla Valle delle Meraviglie si asserisce che: “Le retour à la France [de Tende] a été réalisé par le traité de paix avec l’Italie du 10 février 1947, confirmé par un référendum sous contrôle international”, cfr. http://www.tendemerveilles.com.

5)  Meli Lupi di Soragna ottenne il 7 febbraio 1947 dal Governo i pieni poteri per la sottoscrizione del Trattato di pace, con la seguente formula: “A tale scopo conferisce all’Ambasciatore d’Italia, Antonio Meli Lupi di Soragna, pieno potere ed ogni necessaria attività con riserva di ratifica da parte dell’Assemblea Costituente”, cfr. TOSCANO M., È esistita, per la ratifica del Trattato di pace, un’apposita norma costituzionale?, in AA.VV., Raccolta di scritti per il I decennale della Costituzione, Milano, 1958, IV, 829. Del medesimo autore si veda anche l’articolo autobiografico: Vent’anni dopo. Ricordo della ratifica del Trattato di pace, in “Nuova Antologia”, settembre 1967, nonché CIALDEA B., VISMARA M. (cur.), Documenti della pace italiana, Trattato di pace con l’Italia, Roma, 1947.

6)  L’articolo 2 del Trattato di pace, relativo alle clausole territoriali con la Francia, prevedeva la cessione della valle superiore del Roja con i Comuni di Briga e Tenda ed altre frazioni limitrofe (560,33 kmq), nonché alcune modificazioni confinarie in favore dei francesi nella zona del Passo del Piccolo San Bernardo (3,22 kmq), del ripiano del Moncenisio (81,29 kmq), del Monte Tabor, ad ovest di Bardonecchia (47,07 kmq) e del Monte Chaberton (17,09 kmq), a nord di Clavière. La descrizione dettagliata dei tratti di confine ceduti è contenuta nell’Allegato lI al Trattato; in particolare alla Francia era ceduto l’intero terri torio del Comune di Tenda e parte di quello Briga Marittima, mentre restavano all’Italia le frazioni di Piaggia, Carnino, Úpega e Realdo, poste ad oriente dello spartiacque alpino. Inoltre furono cedute alcune frazioni dei Comuni di Olivetta San Michele (IM) cioè Piena, Libri e Fanghetto, che furono aggregate al Comune francese di Breil-sur-Roya, nonché la località di Mollières del Comune di Valdieri (CN), fu unita a Valdeblore. Sul tema delle modifiche territoriali lungo il confine occidentale italiano dopo la seconda guerra mondiale cfr. ALDUS, op. cit.

7)  La discussione ebbe luogo tra il 24 ed il 31 luglio 1947 e, tra gli altri, presero la parola i deputati: Croce, Giannini, Nenni, Nitti, Orlando, Patricolo, Russo Perez (contrari), Einaudi, Jacini, Labriola (favorevoli), nonché il Ministro degli Esteri Sforza ed il Presidente del Consiglio De Gasperi, ed a fronte di 410 deputati presenti su un totale di 556 componenti, l’Assemblea Costituente concesse l’autorizzazione alla ratifica del Trattato con 262 voti favorevoli, 68 contrari e 80 astenuti, cfr. TAMARO A., op. cit., 57-72. Tuttavia, si ricorda che furono sollevati dubbi sulla legittima competenza a provvedere della Costituente in quanto – dopo che la stessa si era già avvalsa della possibilità di proroga delle sue funzioni per quattro mesi dopo l’iniziale mandato di otto mesi – al fine di completare la stesura della Costituzione l’assemblea si era ulteriormente prorogata i poteri sino al 31 dicembre successivo con la Legge costituzionale 17 giugno 1947, n. 2, cfr. ib., op. cit., 70, nonché PALADIN L., Diritto costituzionale, Padova, 1998, 101.

8)  La Legge 2 agosto 1947, n. 811, recante “Autorizzazione al Governo della Repubblica a ratificare il Trattato di pace fra le Potenze Alleate e Associate e l’Italia”, fu pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 2 settembre 1947, n. 200, entrando in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione.

9)  Cfr. TOSCANO M., op. cit., 832. Si ricorda che il giorno stesso dell’autorizzazione parlamentare alla ratifica del Trattato di pace, fu approvato un ordine del giorno, presentato dal costituente torinese Vittorio Badini Confalonieri e sottoscritto da circa 300 deputati, con il quale si rivolgeva un appello alla Francia affinché “in nome della vera pace voglia evitare mutilazione di una frontiera assestatasi in lungo processo di secoli sullo spartiacque alpino”.

10)  Il testo della ratifica sottoscritta il 6 settembre 1947 dal Capo Provvisorio dello Stato così recitava: “Essendo stato stipulato un Trattato di pace fra l’Italia e le potenze alleate e associate e sottoscritto dal Plenipotenziario italiano a Parigi il 10 febbraio 1947 il cui testo è del seguente tenore; Vista la legge 2 agosto 1947, n. 811, con la quale l’Assemblea costituente autorizza la ratifica di detto Trattato; Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri del 1° settembre 1947 con la quale il Governo decide di procedere alla ratifica dello stesso Trattato; Avendo preso visione del sovrascritto strumento in ogni e singola sua parte, dichiara che con le presenti, firmate e munite del sigillo del Capo dello Stato, è ratificato detto Trattato di pace fra l’Italia e le potenze alleate e associate firmato a Parigi il 10 febbraio 1947, promettendo di osservarlo e di farlo osservare”. Cfr. ib., op. cit., 834.

11)  Il Decreto Legislativo del Capo Provvisorio dello Stato, 28 novembre 1947, n. 1430, recante “Esecuzione del Trattato di pace fra l’Italia e le potenze Alleate ed Associate, firmato a Parigi il 10 febbraio 1947”, fu pubblicato nel Supplemento Ordinario alla Gazzetta Ufficiale del 24 dicembre 1947, n. 295 e retrodatava la data di piena esecuzione del trattato al 16 settembre 1947. Il testo del Trattato di pace è riportato nella versione originale in lingua inglese e con la relativa traduzione in italiano.

12)  Da parte francese l’attuazione alle disposizioni del trattato di pace con l’Italia che prevedevano l’acquisizione di Briga e Tenda, avvenne con la Legge n. 47-1814 del 15 settembre 1947 “sur l’organisation des territoires rattachés à la France en vertu du traité de paix avec l’Italie”, pubblicata nel Journel Officiel del 16 settembre 1947 con effetto dal giorno successivo e reperibile sul sito di documentazione legislativa francese: http://www.legifrance.gouv.fr, il cui articolo 1 afferma che: “Con l’entrata in vigore del trattato di pace del 10 febbraio 1947 con l’Italia, la legislazione francese è applicabile nei territori riuniti alla Francia in virtù del suddetto trattato”. Al riguardo si nota altresì che il codice statistico dei due Comuni (INSEE) non corrisponde all’ordine alfabetico come avviene per tutte le restanti località della Francia, ma è stato creato appositamente aggiungendo due nuove numerazioni alla fine dell’elenco nazionale (La Brigue: 06162; Tende: 06163).

13)  Il Capo del Governo provvisorio francese ha ripercorso le varie fasi attraverso cui è passata la rettifica della frontiera italo-francese, sia pure con tutta una serie di omissioni e contraddizioni circa l’atteggiamento tenuto nei confronti del Governo italiano, in DE GAULLE C., Mémoires de guerre. Le salut 1944-1946, Paris, 1959, 180-184, 543-545, 562-564, 567-569. In particolare, il generale giunse a definire Briga e Tenda quali “cantons naguère savoyards” (cantoni sino a poco tempo fa savoiardi), ma ciò è del tutto inesatto, sia dal punto di vista storico, che geografico, cfr. ib., op. cit., 180.

14)  A seguito del Trattato di Torino del 24 marzo 1860 con il quale si operava la cessione alla Francia della Savoia e del Nizzardo sulla base degli accordi di Plombières del 20-21 luglio 1858, la zona di Briga e Tenda, benché compresa nella Prefettura di Nizza e posta al di là dello spartiacque alpino - quindi come tale desti nata ad essere ceduta - rimase allo Stato piemontese in virtù dell’articolo 3 del Trattato che demandava ad una commissione mista il compito di determi nare l’esatto confine tra i due Stati “tenendo conto della configurazione delle montagne e delle necessità di difesa”. In tal modo, la commissione successivamente insediatasi, su pressione delle gerarchie militari piemontesi, giunse alla decisione di confermare all’Italia il possesso dei tre Comuni di Briga, Tenda e Mollières, con il successivo Trattato di Torino del 7 marzo 1861. Tuttavia, onde non ina sprire gli animi e l’opinione pubblica francese, si preferì, anziché appellarsi all’articolo 3 del Trattato di cessione che ammetteva queste rettifiche, presentare alla stampa ed ai due popoli questa modifica come una richiesta del governo di Torino di ampliamento della riserva reale di caccia di Valdieri. Riserva che venne così estesa ai territori di Briga, Tenda e Mollières, cioè a tutti quei territori il cui possesso dal punto di vista militare avrebbe potuto dare garan zia di difesa nelle Alpi Marittime allo Stato sabaudo, ma che furono propagandati come una zona popolata esclusivamente da camosci, cfr. BELTRUTTI G., Briga e Tenda, cit., 311-317. Tuttavia, nel settembre 1914, alla vigilia dell’ingresso italiano nel primo conflitto mondiale a fianco dell’Intesa, il Governo aveva predisposto quale contropartita francese, volta a sanare l’anomala suddivisione della Val Roja creatasi nel 1860, una serie di cessioni territoriali consistenti nei tre Comuni della media Val Roja di Breil-sur-Roya, Fontan e Saorge, nonché i tre borghi del bacino superiore del Bevera, affluente del Roja, cioé Castillon, Moulinet e Sospel, ma la proposta non ebbe alcun seguito in sede di accordi di pace, cfr. BERIO E., Alpazur. Nizza, Cuneo, Imperia “Distretto europeo”. La cooperazione transfrontaliera nell’interregione delle Alpi Meridionali, in “Notiziario dell’Istituto Storico della Resistenza di Imperia”, 1992, 18.

15)  Ricordiamo che l’Italia contribuì alla resistenza contro il nazifascismo anche attraverso i quasi 800 mila italiani residenti in Francia. In tema cfr. PERONA G., Gli italiani nella Resistenza francese, in AA.VV., Gli italiani in Francia, op. cit., 325-356, ed in particolare sulla partecipazione italiana all’insurrezione nelle Alpi Marittime, cfr.: F. DALMAZZO, La partecipation des partisans italiens à la liberation des Alpes Maritimes, in “Cahiers de la Méditerranée”, 1976, 12, 29- 36; J.-L. PANICACCI, Les étrangers dans la Résistence Azuréenne, in AA.VV., La Résistence Azuréenne, Nice, 1994, 75-96.

16)  Non va altresì dimenticato che, nell’ambito delle quattro proposte di frontiera delle potenze vincitrici per l’annosa definizione del confine italo-jugoslavo, venne accolta proprio la soluzione francese che era la più punitiva per l’Italia, tralasciando quella sovietica, prevedendo la cessione alla Jugoslavia di quasi tutta l’Istria (oltre a Fiume e Zara) nonché costituendo il Territorio Libero di Trieste ripartito in due zone poste sotto l’amministrazione degli Alleati e della Jugoslavia. Tuttavia, proprio la creazione del T.L.T. di Trieste, consentì la successiva conservazione all’Italia della città giuliana e quindi non può del tutto escludersi che l’atteggiamento rinunciatario del Governo italiano su Briga e Tenda fosse volto a strappare agli Alleati, ed in particolar modo alla Francia, condizioni migliori sulla questione della definizione del confine orientale.

17)  Il 24 giugno 1940, dopo soli nove giorni di conflitto, a Villa Incisa, nel quartiere romano dell’Olgiata, i delegati francesi sottoscrissero l’armistizio con l’Italia rappresentata dal comandante supremo nella persona del maresciallo Pietro Badoglio.

18) Il documento di Saretto fissava alcuni punti d’importanza fondamentale: nessun motivo di risentimento tra italiani e francesi per il recente passato politico e militare da imputare ai rispettivi governi e non già ai popoli, vittime entrambi di oppressione e di corruzione; piena solidarietà franco-italiana nella lotta contro il fascismo ed il nazismo e contro tutte le forze della reazione, come necessaria fase preliminare per l’instaurazione delle libertà democratiche e della giustizia sociale in una libera comunità europea. Il documento siglato a Saretto è reperibile in ANPI-Sezione di Dronero (cur.), Documenti della Resistenza europea. Le intese fra partigiani e maquisards nella lotta di liberazione, s.d. (ma 1966). Sulle fasi che accompagnarono il raggiungimento dell’intesa tra le forze resistenziali italiane e quelle francesi cfr. MOLA A.A., op. cit., 531-532.

19)  In tema ci risultano solamente i due articoli di PANICACCI J.- L., L’occupazione italiana delle Alpi Marittime, in “Notiziario dell’Istituto Storico della Resistenza in Cuneo e provincia”, 1978, 13, 7 e Les italiens dans la libération des Alpes-Maritimes, in “Relations franco-italiennes”, Nice, 1996, 52.

20) Tutto ciò malgrado il maresciallo inglese Harold Rupert Alexander, comandante delle forze Alleate nel Mediterraneo, ed il generale americano Mark Wayne Clark, comandante delle medesime forze in Italia, non le avessero mai autorizzate. Sull’occupazione francese, cfr. ELLWOOD D.W., Il Comando alleato e la questione della frontiera delle Alpi Occidentali, 1944-45, in PASSERINI D’ENTREVES E., Guerra e resistenza nelle regioni alpine occidentali: 1940-1945, Milano, 1980, 166-196, nonché BERNARDI G., La presenza militare francese nel Piemonte occidentale - aprile-maggio 1945, in AA.VV., L’insurrezione in Piemonte, Milano, 1987, 143-154.

21)  Circa il plebiscito del 15 aprile 1860, al fine di sancire formalmente la cessione del Nizzardo a Parigi, giova ricordare che la votazione fu forzata a favore della Francia, caratterizzata dalla creazione di un clima di minacce ed intimidazione, sino al sequestro di numerosi giornali (ad esempio Il Nizzardo), contro i filoitaliani che rappresentavano la stragrande maggioranza. Gli stessi risultati appaiono fortemente falsati: su un totale di 89 Comuni, ben 79 non diedero alcun voto contrario (a Nizza 6810 sì e 11 no), mentre nel complesso i voti favorevoli alla Francia risultarono 24.448 e solo 160 contrari, quando invece gli iscritti a votare dovevano essere non più di 11 mila persone circa sui 44.091 residenti al censimento del 1859: non a caso esattamente lo stesso numero di persone che optarono per la cittadinanza italiana al momento dell’annessione, cfr. VIGNOLI G., I territori italofoni, cit., 98 e ib., Gli italiani, cit., 92. Sulla cessione del Nizzardo a Parigi, si vedano particolarmente: ARDENS G., Come Nizza divenne francese: storia documentata di una cessione, Pisa, 1939; AMICUCCI E., Nizza e l’Italia, Milano, 1942; BELTRUTTI G., Briga e Tenda, cit., 303-309; NARDI C., Per la cessione di Nizza alla Francese: dibattito Garibaldi-Cavour- Mazzini, in “L’Eloquenza”, 1959, 3-4. Fondare la pretesa francese sull’Alta Val Roja su tale consultazione non assume quindi alcun valore, anche perché si ricorda che nel 1860, dopo che a Briga e Tenda, come in tutto il Nizzardo, furono insediate amministrazioni filofrancesi al fine di pilotare l’esito della consultazione e nonostante la vittoria degli annessionisti, si registrarono circa 700 astenuti, cfr. BELTRUTTI G., op. cit., 313. Tuttavia, nella pagina storica del sito turistico dedicato alla Valle delle Meraviglie, cit., si afferma che: “En 1860, la commune de Tende, comme celle de La Brigue, ne fut pas comprise dans la réunion à la France, malgré le voeu populaire exprimé par plébiscite”. Inoltre è dimostrato come, ancora alla fine dell’800, buona parte della popolazione di Breil-sur-Roya, in Media Val Roja, percepisse la cessione del 1860 come una vera e propria “vendita” dettata da ragioni politiche e non di appartenenza alla nazione francese, cfr. HOERSTEL W., La Val Roja, 1890, in R Ní d’Áigüra, 1987, 8, 1988, 9-10, 27. Non a caso, nella seduta della Camera del 26 maggio 1860, in sede di approvazione del trattato, Cavour giunse ad affermare che: “Nizza non è italiana. Lo ripeto con pieno convincimento”, affermazione poi più volte rinfacciata da Parigi, cfr. CAMERA DEI DEPUTATI, Discorsi parlamentari del conte Camillo Benso di Cavour, Roma, 1872, vol. XI, 97.

22)  In realtà nella Valle d’Aosta era attivo anche un movimento che propiziava l’unione alla Confederazione Elvetica ma, da parte di Berna, non si registrò mai alcun interesse al riguardo e la cosa non ebbe particolare seguito.

23) Al riguardo cfr. UGO G., Il confine italo-francese, cit., 25-56, nonché GIOVANA M., Le zone libere. Il problema valdostano, in AA.VV., La Resistenza in Piemonte. Storia del CLN regionale, Milano, 1962,

 

145-159. Da parte francese, sul tema del tentativo di annessione della Valle d’Aosta si vedano: LENGEREAU M., La France et la question valdôtaine au cours et à l’issue de la Seconde Guerre mondiale, Grenoble, 1975, nonché del medesimo autore, Une sécession manquée. Recherche sur les rapports entre la France et la Val d’Aoste 1943-1952 d’après des documents d’archives français inédits, Aosta, 1984.

24)  Sulle personalità che componevano il Comité de rattachement, in buona parte estranee al Brigasco ed al Tendasco, si veda L. PASTORELLI, op. cit., 246.

25)  Nel febbraio del 1945 De Gaulle ricevette a Parigi una delegazione del Comité de rattachement di Briga e Tenda, alla cui creazione si prodigò il medico nizzardo Vincent Paschetta che già a fine del 1942 inviò al governo provvisorio francese, con sede in Algeri, una nota illustrativa della questione. Nel settembre del 1944 il Paschetta lascerà la presidenza del Comité, ufficialmente per motivi di salute, al brigasco naturalizzato francese Charles Fenoglio. Il fondatore del Comité ha lasciato una memoria sulle attività preparatorie, sulla fase iniziale delle attività dell’organismo e sulle sue finalità in PASCHETTA V., Quelques faits inédits et vécus concernant l’Histoire de la frontière des hautes vallées niçoises (1942-1945), in “Nice historique. Organe official de l’Académie nissarda », 1975, 40.

26)  La scheda per la votazione contemplava solamente la possibilità dell’opzione per Francia e non anche quella per l’Italia ed inoltre il rilascio della carta annonaria fu addirittura subordinato all’esercizio del voto. Coloro che dimostrarono di non accettare il cambio di sovranità furono convocati nei rispettivi municipi per renderli edotti del fatto che dovevano rientrare in Italia quanto prima. Infine, il 4 maggio 1945 fu imposta l’immediata conversione di qualsiasi titolo monetario italiano in franchi francesi con un cambio al 50% di quello ufficiale. In argomento e sugli incidenti che si verificarono tra i “tiratori algerini” e la popolazione italiana sino allo sgombero francese del 10 luglio successivo, cfr. MOLA A.A., op. cit., 583-584.

27)  A Tenda su 930 votanti, 893 furono per l’annessione e 37 astenuti, a Briga su 1025 votanti si ebbero 976 a favore e 49 schede bianche, mentre nella frazione di Mollières si registrò invece l’unanimità, cfr. GASTAUD B., CABON H., BANAUDO J., op. cit., 10. Cifre leggermente diverse sono fornite da UGO G., op. cit., 70, secondo cui a Tenda ci fu voto unanime (1076 sì su 1076 votanti) mentre a Briga su 1031 votanti vi furono 993 sì e 38 schede bianche: l’incertezza sui risultati dimostra ancora di più quanto fosse manipolato e fittizio il suddetto plebiscito. Da parte francese sulle modalità ed i partecipanti al voto si veda l’articolo di ALBERTI V., La “longue marche” des brigasques et tendasques: un temoignage, in “Le Haut-Pays. Journal de la Roja-Bevera”, 1987, 3, 10.

28)  Definisce il pensiero degli autoctoni verso l’annessione, LAPELLIER M., op. cit., 86, secondo la quale: “A La Brigue l’accueil [dell’annessione] fut indescriptibile, avec Marseillaise, Te Deum, et réjouissances”.

 

 

 

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